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Scatti di scena

Cenni storici

"Roma, in particolare dopo l’annessione al Regno D’Italia (1871) aveva conosciuto uno sviluppo impetuoso: migliaia di torinesi erano arrivati al seguito della nuova amministrazione statale, poi era giunta la Corte e appresso tutti gli altri: avventurieri, artisti, giornalisti, delinquenti, spesso senza limiti netti tra le varie qualifiche.

Narra la leggenda che, quando nel 1881 Bernardo Tanlongo accettò la nomina a governatore della Banca Romana, i suoi familiari sparsero amare lacrime, presagendo future disgrazie. Di certo c’è che l’istituto era già in pessime condizioni, con una circolazione eccessiva e crediti spesso inesigibili. I motivi, come sempre erano molteplici.

“Al centro di buona parte di questi movimenti convulsi c’era la Banca Romana. Tanlongo, fin dall’inizio, s’era buttato a capofitto in questo vortice edilizio e nell’acquisto della compiacenza di uomini politici e giornalisti per cifre a volte ragguardevoli (e per di più senza ottenere i favori sperati). Ma il burattinaio, a un certo punto, si scoprì marionetta: Tanlongo in quegli anni era stato costretto a impelagarsi in una serie di salvataggi industriali e finanziari che avevano minato le casse della Banca, già provate dalle spese di rappresentanza e dai crediti concessi senza garanzie agli amici e agli amici degli amici.

Sta di fatto che le voci sulla cattiva amministrazione della banca romana si rincorrevano ormai da qualche anno, quando l’ispezione condotta dal senatore Alvisi e dal funzionario del Tesoro Biagini scoperchiò per la prima volta il baratro creato da Tanlongo.

Era il 1889 e Biagini, che materialmente condusse i controlli schivando una serie di tentativi di corruzione, rimase allibito: nella cassa mancavano oltre 9 milioni di lire e, per rimediare alla situazione, Tanlongo aveva fatto stampare 9 milioni e 50 mila lire clandestinamente, cioè senza l’autorizzazione del governo.”

Da L’Indipendente, Domenica 11 aprile 2004

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